FINALMEMTE EGITTO (8)

VILLAGGIO NUBIANO, In barca sul NILO e ASWAN

Lasciato alle spalle Kom Ombo costeggiamo il Nilo per 55 km. fino a Qism Aswan dove attraversiamo il fiume sul ponte di Nuova Aswan. Seguiamo il Nilo ancora per alcuni km poi ci addentriamo nel deserto. La sera incombe e il tramonto del sole che pian piano scompare all’orizzonte dietro lontane dune è da togliere il fiato. Il caldo del giorno lascia posto alla frescura della notte, un passaggio che non so esattamente per quale motivo mi evoca sensazioni strane e ataviche, qualcosa che sa di sacri e antichi rituali.

Abbandoniamo la statale Luxor Aswan che riattraversa il Nilo per il centro città ed entriamo nel Villaggio Nubiano. La strada non è asfaltata e con qualche scossone arriviamo davanti a dei paletti, la strada principale è chiusa per il mercato serale e il nostro alloggio è proprio in fondo alla strada. Problemi? Nessuno.

Dopo un breve dialogo della nostra guida con alcuni uomini, che anche senza divisa immagino siano poliziotti, ecco che uno di loro, sigaretta incollata all’angolo della bocca si alza a malavoglia dal muretto sul quale era seduto con i suoi compagni, si avvicina ai paletti, ne sfila uno dal terreno e ci fa cenno di passare.

La via è illuminata a giorno dalle bancarelle, piano e con qualche colpo di clacson passiamo tra una folla di varia umanità e animali, tra cui un convoglio di cammelli. Arriviamo all’Onaty Ka Guest house, il nostro albergo, dopo mezz’ora di tensione ma anche di curioso divertimento.

Scaricati i bagagli siamo accolti sul terrazzo che si affaccia sul Nilo, con una cena tipica nubiana nel bel mezzo di una festa con musica locale.

L’alba dal balcone della camera a piombo sul fiume è indimenticabile. Faccio alcune foto agli abitanti del posto, come il sole anche loro ogni giorno si alzano dal riposo notturno.

Il villaggio ora è in pieno sole, dal terrazzo saltano subito all’occhio i colori vivaci che vestono le facciate delle case nubiane. Mi dicono che i nubiani hanno un carattere molto diverso dagli egiziani, sono accoglienti, cordiali, allegri e vivaci, proprio come le loro case.

Terminata la colazione a piedi ci rechiamo al molo per l’imbarco sulla motobarca di Ahmed, passeremo qualche ora in crociera sul Nilo.

Ahmed è un provetto timoniere, con maestria evita il traffico delle feluche, cavalca le onde delle piccole rapide sfruttando i gorghi intorno alle rocce affioranti. Incantati ovunque guardiamo ci sono paesaggi assolati, dune di sabbia sottile che si spingono fin sulle rive del fiume dov’è presente una flora ricca di palmizi e grandi alberi con fiori carnosi, variopinti e una gran varietà di uccelli aquatici, dalla simpatica oca egiziana, sacra per gli egizi, al falco per finire agli altezzosi aironi.

E poi le nitide testimonianze che ci parlano di una civiltà scomparsa da quasi due millenni ma ancora presente tanto è la sua potenza, il nilometro, lo strumento di cui si servivano gli egizi per misurare l’altezza delle piene o le incisioni rupestri sui massi e rocce dell’isola di Sehel.

Intorno tutto è uguale da millenni, la vita scorre con lo scorrere del grande fiume e neppure la grande città di Aswan sulla destra riesce a cambiare le mie sensazioni. Non te ne rendi conto ma tutto ciò ti entra nel profondo dell’anima e ti resta per giorni, mesi e, ne sono certo, sarà così per anni.

Nel pomeriggio ci rechiamo alla cava degli obelischi nel centro città.

Circondato da un cimitero, un piccolo parco e alti casermoni, come un re addormentato giace il grande obelisco incompiuto. Un opera titanica che ancor di più stimola dubbi e domande sul come abbiano potuto realizzare tali manufatti.

Ancora una volta l’antico Egitto mi sorprende e meraviglia, mi tornano in mente le parole di Robert Byron:

“è il trionfo della pietra, una magnificenza lapidaria il cui linguaggio, ancora visivo, riduce New York a una dimora di formiche.

Lo sguardo spazia oltre le mura… e poi scende seguendo le montagne fino al vuoto: il deserto, solitario mare di pietra. Bevi l’aria vibrante. Accarezza la pietra con mano delicata. Dà il tuo addio all’Occidente, se lo possiedi, quindi volgiti a Oriente, turista.”

Lui parlava di Baalbek in Libano ma lo stesso si può dire anche di tutto l’Egitto.

Nella prossima puntata:

il mercato dei cammelli di DARAW e MARSA ALAM.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto