In filo al vento

“Eccoli, loro sono sempre lì. Tondi, ovali, obliqui, i nodi delle travi del soffitto sembrano occhi, occhi di legno. Appena sveglio la prima cosa che vedo sono loro.

Sbarrati e immobili, dall’alto ti scrutano e con fare severo sentenziano: – Allora, ti alzi o no?!

Non è stata una notte riposante, il passaggio dall’ora solare a quella legale ha portato via un’ora di sonno. Non parliamo poi del giorno precedente, il solito sabato, fatto di mestieri, di spesa al Gigante e per finire cena con Sara e Greta, la nostra nipotina.

Oggi, domenica, è il settimo giorno e anch’io voglio riposare. Simona ha il viso sprofondato nel cuscino, i suoi capelli corvini si confondono con la Pissi che dorme rumorosamente vicino a lei. Eh sì, non lo sapevo. Russano anche i gatti.

7 – dicembre – 1953. Da questo giorno sono passati sessant’anni, quasi non ci credo ne siano trascorsi così tanti. Non fosse perché è la mia, rileggendo la storia e ripercorrendo le date, avrei dei dubbi.  Sessant’anni… e non me ne sono neanche accorto!

Mi è piaciuto scrivere e raccontare il mio mondo, pezzi del mio percorso. Non ho vergogna nell’ammettere che sono un uomo fortunato, la salute finora è stata benevola e a parte qualche raro caso, ho incontrato sempre persone positive. Questo è molto importante perché invecchiando ho imparato che bisogna fare tesoro non solo delle proprie esperienze ma anche di quelle altrui. Nelle loro storie ho trovato gli stimoli e le ragioni per migliorare la mia e soprattutto ho capito che non può esserci domani senza ieri.

Scrivere questo libro è stato come navigare nel mare del tempo raccogliendo le stelle dei propri ricordi.

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