Storia del piroscafo MILANO

Il 26 settembre è stato il 78mo anniversario dell’affondamento del piroscafo MILANO. Il suo ritrovamento sul fondo del lago Maggiore è l’inizio del romanzo FRAMMENTI DI VITA E DI GUERRA.

Dal giorno della scoperta come in un domino, cadono le tessere che nascondono storie di uomini di cui si era persa ogni traccia. Con l’aiuto di un personaggio di fantasia, Adele, sopravvissuta all’affondamento, si sviluppa tutto il racconto punteggiato da precisi riferimenti alla condizione sociale, economica e bellica dell’Italia del ventennio fascista.

L’amore mai confessato di Adele per un aviatore e quello per le sue amiche di gioventù fanno riemergere storie perdute nelle pieghe del tempo. Attraverso lei, ho voluto rendere memorabili e restituire dignità alle vicende di uomini e donne qualsiasi, eroi dimenticati sacrificati per la Patria.

Ma torniamo all’inizio, al battello MILANO.

Costruito dai cantieri Bacigalupo di Genova, il MILANO appartiene a una classe di tre piroscafi entrati in servizio sul Lago Maggiore nei primi anni Dieci. Il primo è il MILANO nel 1912, il TORINO nel 1913 e per ultimo il GENOVA nel 1914.

Il 25 settembre 1944 un gruppo di cacciabombardieri angloamericani sorprende il GENOVA davanti a Baveno, mitragliandolo ripetutamente. Il battello si rovescia e affonda. I morti sono trentaquattro. Nel pomeriggio dello stesso giorno tocca al TORINO essere affondato al pontile di Luino, ma questa volta, per fortuna, senza vittime. Il 26 settembre 1944 tocca al MILANO. In mezzo al lago, sulla rotta Laveno-Intra, viene attaccato e mitragliato.

Il comandante, il timoniere e molte altre persone vengono uccisi dalle prime raffiche. In fiamme, il battello viene condotto dal giovane sergente Bruto Pozzetto, sino a punta Castagnola, dove si tenta di sbarcare i superstiti. I morti sono ventisei (dodici civili e quattordici militari della RSI), ma per alcune fonti sono di più.

Il relitto, a 235 metri di profondità, viene rinvenuto da una ricerca dei Vigili del Fuoco nel novembre del 2007. Alle vittime la preghiera dei marinai.

A Te, o grande eterno Iddio, Signore del cielo e dell’abisso,

cui obbediscono i venti e le onde, noi, uomini di mare leviamo i cuori.

Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti

e coloro che riposano nelle profondità.

Benedici.

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