Il deserto Bianco

Siamo in Egitto a Farāfra, nella più piccola oasi del Sahara occidentale, a circa metà strada tra le oasi di Dakhla e Bahariya. Un’oasi interamente coltivata a ulivi e albicocchi, e popolata da una comunità di circa 3000 beduini che abita in piccole case di terra, per la maggior parte dipinte di blu per allontanare, secondo una antica credenza, gli spiriti maligni.

Percorrendo la strada asfaltata che da qui si snoda fino all’oasi di Bahariya, si attraversa una porzione dell’immenso Sahara. All’improvviso nel finestrino dell’auto, come fantasmi, appaiono strane formazioni.

No, non sono miraggi, né tantomeno allucinazioni, è il DESERTO BIANCO, un deserto molto particolare, dal fascino spettrale, quasi mistico.

Enormi blocchi e pietre dalle forme più strane, ammassi di calcare bianco scolpiti e modellati dal vento e dall’erosione. Un luogo dove il sole ogni giorno dipinge il paesaggio con i colori caldi dell’alba e tramonto. Un posto incredibile che sembra appartenere a un altro pianeta.

Gli studiosi analizzando le rocce hanno rinvenuto microrganismi marini, conchiglie fossili e altre prove che portano a ipotizzare che 40 milioni di anni fa qui ci fosse il mare, l’uomo e diversi animali quali leoni, giraffe e gazzelle. Poi 5 mila anni fa le acque si ritirarono e la zona diventò desertica e inospitale. Ma la grande Storia dell’uomo è tornata.

Sembra che il DESERTO BIANCO sia stato attraversato da Alessandro Magno

che dopo la conquista dell’Egitto voleva consultare l’oracolo di Amon.

Anche Cleopatra lo attraversò per raggiungere l’oasi di Siwa, dove una sorgente color smeraldo circondata da palmeti, ancora oggi è nota come la piscina di Cleopatra.

Qui sorge il Monte dei Morti, con migliaia di tombe.

La stagione migliore per recarsi e visitare il DESERTO BIANCO è l’inverno, quando i raggi del sole, più basso sull’orizzonte, creano giochi di ombre e visioni tridimensionali.

Purtroppo però oggi è un problema, per attraversarlo occorrono permessi particolari delle autorità egiziane (difficili da ottenere) perché una parte dell’area è considerata militare e l’altra non sicura.

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