
Due orologi sono i testimoni e protagonisti di una missione aeronautica segreta della Seconda Guerra Mondiale.
Settant’anni dopo, in una casa d’aste di Vercelli, intrecceranno il loro destino con quello di Federico, un giovane restauratore di mobili antichi che vive una situazione matrimoniale disastrosa dalla quale sembra non avere scampo. Grazie alla lungimiranza dello zio Umberto, che lo ha sempre sostenuto e di Giulia, capitata per caso nella sua vita, Federico troverà la forza di separarsi da una storia che non gli appartiene e iniziare un nuovo corso.
Simboli di grandezza, reliquie di tempi e uomini che non ci sono più, i due orologi, tornati dall’oblio, segneranno ancora il tempo del coraggio e aiuteranno Federico a trovare la giusta via nel buio della notte.

L’innesco al romanzo sono stati due articoli letti per caso su una rivista di orologi e nella versione online del quotidiano Milano Finanza. Una storia a me ignota che mi ha subito attratto. Chi ha già letto i miei libri sa che amo mischiare realtà e immaginazione. Quando trovo fatti o accadimenti realmente avvenuti che solleticano la fantasia, mi viene la voglia di inventare… Così volevo fare anche stavolta: verità e invenzione.
Ma IL DONO DEL GENERALE è diverso. In questo romanzo è tutto vero.
Sono vere le storie del grande volo, del Capitano Publio Magini, le vendite all’asta dei suoi orologi, e anche le vicissitudini di Federico, per quanto assurde e irrazionali, lo sono. Lui, un caro amico che conosco da una vita, mi ha concesso di raccontare la sua incredibile storia. Solo in questa ho dovuto inventare, per ovvi motivi di riservatezza, nomi, cognomi, età, attività delle persone coinvolte e i luoghi dove si snodano le vicende. I protagonisti percorrono sentieri comuni a tutti, amori, invidie, gelosie, a volte su terreni scivolosi quali pseudoscienza e superstizione. Questo mi ha dato l’occasione di porre delle domande: orologi, penne, gioielli o qualsiasi altro oggetto, hanno il potere di cambiare o influenzare una vita? Davvero esiste questa possibilità? O sono solo credenze popolari?





